Match Point (Gran Bretagna / USA, 2005)

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Titolo Originale Match Point
Diretto da Woody Allen
Genere Drammatico, Noir
Release 13 gennaio 2006 (Italia)
Runtime 124 minuti, colore
Paese USA, Gran Bretagna
Lingua Inglese
Cast Scarlett Johansson, Jonathan Rhys-Meyers

Impassibile, freddo, spietato, oltre il limite.
Woody Allen prepara un gustoso film che non ha il sapore della commedia irriverente o del noir impostato lì per lì. “Match Point” varca i confini del cinema silenzioso e meschino dove il protagonista non è un ragazzetto sprovveduto e le atmosfere non sono né ipocrite né sfarzose, l’obiettivo non è stupire ma irrigidire e lanciare l’esca agli spettatori che conoscono o amano il vecchio Woody e vorrebbero ritrovare il genio che ha scritto dialoghi degni d’essere paragonati al quieto cinismo di Oscar Wilde.
L’epoca non è quella vittoriana, ma il gusto è amaro anche qui.
Chris (Jonathan Rhys Meyers) è un bel ragazzo, istruttore di tennis ed ex-professionista, piace alla famiglia della fidanzata e ha una vita serena, mediocre, ma senza guai. Un giorno incontra sulla sua strada Nola (Scarlett Johansson), sua futura cognata, e il suo desiderio per lei cresce smisuratamente, la passione arde, la voglia di essere con lei notte e giorno brucia e scompiglia l’anima composta e educata del protagonista. Nola non si lascia intimidire dal rischio di una relazione così compromettente e si crea così un intreccio di menzogne, telefonate rubate, pensieri fugaci e rapporti sfrenati alle spalle di fidanzate, mogli e famiglie, ignare che i due si conoscano o addirittura frequentino. Il pugno nello stomaco, il “match point”, arriva quando meno te lo aspetti. Per tutta la durata del film sai che non può funzionare, qualcosina andrà a distruggersi ma cosa non lo sai, non lo percepisci completamente e ti sorprendi quando il bel tennista irlandese, così perfetto e attraente, smonta la realtà a cui siamo abituati.
Ironia della sorte, si pensa sempre che sia il cattivo ad essere punito e il buono a vincere…e chi l’ha detta questa? Stavolta non attacca e difatti credo che Chris “vinca” la giustizia (ma non la sua coscienza, martoriata e privata di quella normalità psichica che si auspica sempre) non perché sia stato un piccolo genio del male e neppure perché Scotland Yard è tonta, ma per lo scoraggiante motivo che segue: Chris è sostanzialmente buono, non merita il premio Nobel per la fedeltà ma non è tipo da far male a qualcuno con quel viso angelico e schivo, la cosa più cattiva alla quale può aspirare è rubare le caramelle ad un bambino. Ed è qui che Allen entra precipitosamente nella storia, la sua e la nostra, quella che stiamo ammirando con ansia sullo schermo, troncando giustizia rispetto e grilli parlanti, non esiste più nulla di tutto questo, non si nasce criminali e neppure lo si diventa, ogni tanto è necessario che lo si sia, tutto qui.
“Il fine giustifica i mezzi”, stavolta è un pò troppo crudele, ma rende questo film tremendamente affascinante. Guardatelo e odiatelo perché poco spesso si ama tanta impersonale critica ad un mondo che non si sorprende più e trae profitto dalla morte altrui (non punendo, soprattutto).

Semplice (s)fortuna?

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