Intervista a John Boorman

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John Boorman, ma...quel John? Quello che ha girato Excalibur, Un tranquillo week-end di paura, Il sarto di Panama and much more. Sì sì proprio lui!!
Corsa frenetica all'Hotel Due Torri per l'intervista, Enrica biciclettando e io consumando le suole delle All Star sperando di essere in orario. Perfetto. John Boorman è in una sala calda, quasi soffocante, luce dorata e un tavolino da caffè.
Ci presentiamo, gli diamo il benvenuto a Verona, "deeply moved", e cominciamo.

Schermi d'Amore è un festival del cinema melò. Perchè pensa che il suo film sia stato scelto?
In realtà, forse, dovreste chiederlo a qualcun'altro perchè non sono stato io a selezionarlo, probabilmente il mio film è un impostore, poichè ha una visione piuttosto cinica dell'amore.

Paolo Romano ha detto di aver scelto il suo film dopo essere stato colpito dalla scena in cui il gemello "cattivo" va a letto con la moglie del gemello "buono", senza che lei si renda conto della differenza.
Infatti parla di questo personaggio, Liam, che trascura moglie e figlio per il successo, la carriera e per questo non è più la persona che era un tempo. Anche la moglie dice, a un certo punto, che le sembrava di ritrovare la persona di cui si era innamorata inizialmente. Sarebbe molto bello se fosse possibile, nella vita, tornare indietro nei rapporti e sradicare tutto quello che di cattivo c'è stato per dimenticare errori e menzogne.

Le piace molto il tema del "doppio", è lei stesso padre di una coppia di gemelli e sappiamo che soprattutto l'affascina l'idea della separazione alla nascita. Trova che anche la natura umana sia divisa in due parti?
Diciamo che scegliendo questa tematica dei gemelli sollevo tutta una serie di domande perchè ci si interroga spesso su chi siamo, se sono un'unica persona o in me convivono diverse personalità influenzate dalle circostanze della vita, dai comportamenti. Tutto si lega all'identità. Sono nato così o cambio a seconda di quello che mi succede? Cosa ci rende diversi l'uno dall'altra? Ecco, queste domande sono presenti nel film e lo psichiatra dà una risposta: "è l'anima che ti rende diverso? Può darsi". A tutti noi piacerebbe dargli credito, pensare che l'anima ci renda diversi e preziosi ma è un'illusione.

Parlando di "Oltre Rangoon", questo film del 1995 attualissimo oggi per la situazione birmana, lei crede che per l'Occidente, per noi, la Birmania sia solo il momentaneo fenomeno mediatico o interessa al mondo fare concretamente qualcosa?
Effettivamente ci sono state delle sanzioni che sono state regolarmente rotte dalla Cina e che imponevano il divieto di commerciare con la Birmania e i generali che la controllano. Quindi è stato permesso ai generali di mantenere un alto tenore di vita senza alcuno scrupolo. La Cina è una presenza piuttosto maligna al giorno d'oggi, credo. Aun San Suu Kyi è in carcere domiciliare da 17 anni, è una donna, una figura eroica che ha preso l'eredità lasciatole dal padre, fondatore del movimento indipendente birmano. Il popolo le ha chiesto aiuto e lei è stata imprigionata senza poter vedere marito e figli se non una o due volte l'anno, li ha protetti facendoli trasferire al di fuori del Paese. Lei ha scelto di rimanere in Birmania, è libera di potersene andare ma resta. Persino quando il marito si trovò in fin di vita non lasciò il suo posto, rimase comunque in Birmania perchè sapeva che non sarebbe più potuta rientrare. Immaginate quanto sia difficile la sua situazione.

Lei ha girato un film con Mastroianni, Leone l'ultimo. Come ricorda quei momenti? Come è stato lavorare con un attore che aveva fama d'essere complesso, schivo...
L'attore più facile con cui abbia lavorato! Era come se lavorasse in fabbrica timbrando il cartellino: arrivava la mattina e indossava i panni del personaggio per tutto il giorno, anche durante la pausa pranzo e per circa 10 ore era completamente tuo. Finito il suo lavoro se ne spogliava e dimenticava il suo ruolo fino a che non ritornava sul set. Aveva un grandissimo senso del godimento e dei piaceri della vita, circondato da bellissime donne e tuttavia chiamava tutti i giorni la moglie. L'aneddoto su Marcello sarà per un'altra volta, non c'è tempo!

In Tiger's Tail abbiamo colto un percorso in qualche modo religioso del gemello "buono", che all'inizio si dichiara non credente per poi avvicinarsi man mano alla figura del sacerdote, frequentare il centro d'accoglienza parrocchiale per i poveri e giungere a consigliare al figlio di rivolgersi al prete in caso di bisogno. C'era un intento di questo tipo o è semplicemente una nostra interpretazione?
C'è una scena in cui ci troviamo davanti a tre personaggi che erano stati compagni di scuola: Liam, il protagonista, padre Andy e Felim. Raccontano di essere stati abusati da piccoli dallo stesso sacerdote e ognuno di loro supera questo trauma in modo diverso. Liam è stato stimolato da questo incidente a raggiungere il meglio nella vita, Andy ripone la sua fede in Dio e Felim, invece, si è lasciato andare all'alcol e alla droga. Tra le righe di tutto il mio film si può cogliere quello che è stato l'effetto del cattolicesimo sull'Irlanda. Le persone che conoscono il mio antagonismo nei confronti della Chiesa si sono stupite che il personaggio più umano sia proprio il prete. L'ho fatto perchè volevo che fosse una figura positiva.

A cura di Clara Ramazzotti e Enrica Innocente.

Commenti

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fotooo

enrica, mi spedirai la foto vero? anche quella con la detassis!!! per tenerle per ricordo. se le salvo da internet vengono marce...
baciuzzi buona londra!!!!

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